IL FISCAL COMPACT: LA NOSTRA GHIGLIOTTINA

Il Patto di Bilancio europeo portava al suo interno due modifiche impressionanti della vita politica ed economica del paese. Per la loro gravità entrambe sono passate sotto silenzio da parte della stragrande maggioranza della stampa italiana, che si è dimostrata ancora una volta di bassa qualità. La prima è stata la modifica dell’art. 81 della Costituzione italiana, il cosiddetto pareggio di bilancio. Non si potrà spendere più di quanto si è incassato con un evidente taglio dello stato sociale, dei servizi a favore dei cittadini e di conseguenza una crescita e uno sviluppo del paese pari a zero. Tutto questo rientra nella visione privatizzante di un neo-liberismo che si è impossessato senza alcun conflitto di tutta l’Europa. Questa idea di austerità e di restringimento della spesa è parte integrante del Fiscal Compact. Ma cos’è questo Fiscal Compact? Cosa prevede? Come modificherà la nostra esistenza?

Il Fiscal Compact, anche conosciuto come Patto di bilancio, è un atto internazionale che entrerà in vigore dal 1 Gennaio 2013. In soldoni, il Fiscal Compact prevede che i paesi aderenti riducano il proprio debito pubblico portandolo al 60% del PIL e che il rapporto deficit/PIL rimanga sotto il 3% annuo, in caso contrario partiranno delle sanzioni nei confronti dei paesi che non rispetteranno i vincoli fiscali. L’Italia ha un debito pubblico che, grazie alle manovre di Mr. Monti e dei suoi degni compari, ha superato abbondantemente la soglia del 120%. Per arrivare ai parametri imposti dalla Germania nel Fiscal Compact saremo costretti a tagliare il nostro rapporto debito/PIL del 3% ogni anno per 20 anni. Come si fa a ridurre il deficit? Semplice, basta tagliare e nello stesso tempo imporre manovre aggiuntive di oltre 40 miliardi l’anno, ovvero mettere nuove tasse e tagliare sui beni primari dei cittadini: sanità, scuola pubblica, servizi di assistenza ecc.. Saranno quindi nuovamente manovre di “lacrime e sangue”, come siamo soliti definirle.

Come avete capito è una mannaia gigantesca sulla testa degli stati che non hanno più alcun potere economico, demandando tutto alla volontà europea o meglio alla volontà dei grandi personaggi finanziari che gestiscono l’Unione Europea. Io penso che siamo vicini ad una sorta di dittatura europea latente. Come sempre chi verrà colpito in modo massiccio saranno le fasce più deboli della popolazione che vedranno sempre più leggere le buste paga e sempre più pesanti i costi della vita.

Come possiamo tacere di fronte a tutto questo? Che si può fare? Io credo che molto si possa fare; in prima istanza non presentarsi sempre con il cappello in mano chiedendo l’elemosina. Dovremmo contrattare in maniera forte ogni passaggio che l’Europa ci chiede. In taluni casi essere duri e non accettare le loro politiche, perchè l’Italia non verrà mai fatta fallire, poichè ha troppi agganci con gli altri stati e si finirebbe in un circolo vizioso di fallimenti senza sosta. E’ giusto ed utile restare in Europa ma a certe condizioni; soprattutto non essere costantemente succubi della Germania. Bisogna pensare a costruire un’Europa più democratica, più vicina ai cittadini che quindi possono controllarla direttamente. Questa non è di sicuro l’Europa che voglio, in mano agli squali della finanza, che con un solo tiro di dadi decidono le sorti di milioni di persone. Io voglio un’Europa dei popoli che sia in armonia e non invece in una lotta di tutti contro tutti. Voglio che questo neo-liberismo, che sta causando recessione e disoccupazione (tutte cose volute peraltro) venga messo da parte e si torni a parlare di costruire, e non di distruggere, un Welfare state. Perchè solo in questo modo si può stare vicino ai bisogni dei cittadini, della gente. La politica deve essere anche questo: il mezzo con cui capire ciò di cui le persone hanno bisogno. La politica dovrebbe essere la ricerca del benessere per la propria gente. Credo, purtroppo, che le nostre classi dirigente si siano scordate da anni di questo lato della medaglia.

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