10 idee per la sanità

La-vignetta-di-Krancic-sanità-pubblica1. LA SALUTE AL PRIMO POSTO
La prevenzione deve essere un obiettivo primario. L’aria della pianura padana è tra le più inquinate d’Europa. L’incidenza di patologie tumorali e cardiache è più elevata rispetto a quella di regioni come Emilia Romagna e Toscana e genera una più bassa aspettativa di vita.
Investire in prevenzione significa tutelare la salute dei cittadini e spendere meno per le cure.
Un obiettivo che può essere raggiunto ricostruendo un sistema di monitoraggio epidemiologico e combattendo i fattori di rischio con una politica per il controllo dell’inquinamento atmosferico e del traffico urbano, con la promozione di stili di vita più salutari e attivi, con campagne più intense di diagnosi precoce.

2. CURE PRIMARIE 24 ORE SU 24 E 7 GIORNI SU 7
La garanzia di assistenza fuori dagli orari di ambulatorio non può essere delegata alle strutture di pronto soccorso o alla guardia medica notturna o festiva.
Bisogna tornare a puntare sulla medicina di primo intervento (medici di famiglia e pediatri) e su una maggiore integrazione tra diagnostica, esami di laboratorio e cura.
La risposta a questa esigenza può essere una rete di “Case della salute”, aperte ininterrottamente (24 ore su 24 e 7 giorni su 7), dove i medici di famiglia si integrino con gli specialisti in una relazione coordinata nella gestione della salute del paziente.
La Regione Lombardia può fare apripista rispetto a un modello virtuoso, richiamato anche in un recente disegno di legge e che all’estero (Spagna, Svezia) è già da anni una realtà concreta.

3. OSPEDALI DI ECCELLENZA E RETE SUL TERRITORIO
Con la riforma lombarda (LR 31/1997) i 97 ospedali pubblici sono stati accorpati in 29 Aziende ospedaliere (AO) e consegnati alla competizione con le strutture private. Non si è dunque rispettata la legge nazionale, che prevedeva di costituire in AO solo gli ospedali di eccellenza e di rilievo nazionale, generando in diversi casi accorpamenti innaturali e scarsamente competitivi.
Serve dunque un altro modello: una Rete ospedaliera regionale che inglobi e raccordi tutte le strutture pubbliche e private: le AO, le Fondazioni IRCCS, gli istituti scientifici privati, quelli ecclesiastici, le case di cura accreditate.
Serve il modello hub & spoke (perno e raggi) dove gli ospedali di eccellenza (hub) costituiscano il riferimento per le alte tecnologie e la casistica più complessa, nell’ambito di un’attività fortemente integrata e funzionalmente connessa con quella dei centri ospedalieri periferici (spoke).

4. SUPERARE LA DIVISIONE ASL E AO
La riforma lombarda del 1997, unica in Italia (e difforme dalla legge nazionale), ha separato le aziende di produzione dei servizi (AO) dalle aziende di acquisto e finanziamento (ASL). È una separazione ideologica, ispirata dalla riforma inglese della Thatcher, che va rivista.
Se le ASL acquistano i servizi (ricoveri, diagnosi, visite), devono conoscere che cosa, quanto, da chi, a che prezzo e a quali condizioni acquistare.
Devono conoscere i bisogni sanitari della loro popolazione (quanti sono i diabetici, gli ipertesi, i malati di tumore, ecc.) e le prestazioni che servono realmente. Devono poter scegliere con chi attivare il contratto di fornitura e verificarne il rispetto.
Oggi invece questo non avviene: esiste un semplice tetto di finanziamento da parte delle ASL che consente a ogni AO o ospedale privato di erogare non tanto le prestazioni più utili, ma quelle più remunerative.
È dunque indispensabile superare la separazione tra ASL e AO e puntare su una forma di cooperazione, funzionale alle esigenze della popolazione dei pazienti e indirizzata all’ottimizzazione delle risorse.

5. UNA NUOVA GOVERNANCE PER LE AZIENDE SANITARIE
C’è poca democrazia e poca trasparenza nelle Aziende sanitarie (ASL e AO), addirittura meno che in una SPA.
Non c’è un organo di rappresentanza degli interessi generali dei cittadini. Non c’è un Consiglio di Amministrazione, ma una gestione monocratica con il Direttore Generale (DG), nominato dalla Regione e che risponde solo alla Regione. I bilanci (preventivi e consuntivi) sono approvati senza che all’esterno si possano visionare. Per i cittadini non c’è modo di sapere come vengano spesi i soldi delle loro tasse.
Occorre mettere mano alla governance delle Aziende sanitarie e prevedere massima trasparenza, a partire dalle nomine dei DG fino all’approvazione dei bilanci.
L’istituzione di un Consiglio di Sorveglianza o di un organo simile che preveda la partecipazione, oltre che del DG e della Regione, anche dei sindaci, dei cittadini e del personale dipendente, garantirebbe l’affermazione di principi di trasparenza all’insegna dell’efficienza e della legalità.

6. FEDERALISMO, TASSE E SPRECHI
La Regione Lombardia si vanta di avere i bilanci della Sanità in ordine. Ma questo grazie a due “espedienti”: maggiori tasse per i cittadini lombardi (che con l’addizionale Irpef all’1,7%, anziché all’1,2% di base, pagano 600 milioni in più) e gli introiti generati dai pazienti di altre regioni che vengono a curarsi in Lombardia (altri 450 milioni). Queste entrate mascherano perciò una situazione di sprechi e inefficienze nella produzione e nella domanda di servizi sanitari.
Se tali sprechi fossero eliminati si potrebbero pagare meno tasse o, in alternativa, erogare nuovi servizi.
È a questo che dobbiamo puntare, anche perché la spending review ce lo imporrà per i prossimi anni.

7. PUBBLICO, PRIVATO E TERZO SETTORE
La Lombardia è la regione con la maggiore presenza di privato in Sanità. Nel Servizio Sanitario Regionale pesa per il 43% e nell’intero sistema sanitario (inclusa la Sanità a pagamento) per il 57%. Il precedente governo regionale ha fatto dell’apparente competizione pubblico-privato il motore della Sanità regionale, dando molto (troppo) spazio alla Sanità privata. Il principio di sussidiarietà imposto dall’alto ha distorto la relazione pubblico/privato orientando la programmazione a favore di quest’ultimo e generando posizioni di rendita che spesso hanno generato scandali e comportamenti illeciti.
È prima di tutto indispensabile la revisione completa degli accreditamenti e del sistema dei rimborsi a prestazione.
Per un reale confronto pubblico-privato servono programmazione e regole nuove.
La Regione può e deve coordinare e razionalizzare l’offerta pubblica e privata dei servizi sanitari per i pazienti.
Privato infatti non è solo il for-profit, ma è la vitalità del terzo settore, del no profit, delle associazioni, delle cooperative sociali, che condividono i valori e l’etica del pubblico. Pubblico e privato devono essere messi nelle condizioni di reale parità e devono cooperare, sotto la guida regionale.

8. UNA RICERCA DI RANGO MONDIALE
In Lombardia vi è la più alta concentrazione di Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), sia pubblici (4) che privati (14) e vi sono 6 Facoltà di Medicina e Chirurgia. Molti ricercatori lombardi risultano al top della letteratura scientifica internazionale. In Lombardia inoltre sono presenti il 45% di industrie farmaceutiche e il 52% di quelle biomediche. Questa concentrazione di saperi e tecnologie è un grande vantaggio, ma manca una regia che ne metta a sistema il potenziale. I fondi per la ricerca corrente del SSN sono assegnati senza strategie e criteri trasparenti. Il supporto per la conquista dei fondi europei è debole.
Non sono evidenti le aree di eccellenza delle Università e degli IRCCS, perché siano coordinate e potenziate. La collaborazione imprese-Università ancorché promettente, è solo agli inizi e potrebbe creare maggiori start up e brevetti.
Serve perciò l’istituzione di un’Agenzia regionale che coordini le aree dei saperi e sappia stimolare la ricerca. L’Agenzia dovrà essere anche un supporto per le decisioni di politica sanitaria dell’Assessorato, come già accade in altre regioni.
Sostenere la ricerca scientifica con finanziamenti adeguati è per la Regione un compito strategico. Le ricadute, anche industriali, della ricerca saranno uno stimolo virtuoso per l’economia lombarda.

9. LA SANITÀ DIGITALE E IL SISTEMA INFORMATIVO
La rivoluzione delle tecnologie di informazione e comunicazione (ICT) ha aperto orizzonti impensabili anche in Sanità. Il web consente di accedere a informazioni su malattie e cure, classifiche sulla qualità dei servizi e sui tempi di attesa delle strutture sanitarie. L’informazione favorisce scelte più consapevoli, ma la decisione deve sempre essere guidata dal medico di fiducia. Con la Carta Regionale dei Servizi (CRS) si possono prenotare visite e ricoveri, anche se permangono problemi procedurali, superabili. Si potrà fare anche via internet, non solo per telefono. La CRS o una carta prepagata potranno facilitare il pagamento dei ticket, senza l’uso di denaro contante. Sanità digitale significa mettere in un archivio centrale le informazioni diagnostiche e terapeutiche dei pazienti, a cui i medici da qualsiasi punto possono accedere con la firma digitale e il consenso del paziente. È ancora presto però per de-materializzare le ricette, ma ci si arriverà. La Sanità è essenzialmente informazione. La mole di informazioni generata dalle prestazioni fruite (150 milioni circa) è la base per conoscere i bisogni di salute dei cittadini e l’appropriatezza delle prestazioni erogate. E così controllare la spesa. Sarà compito dell’Agenzia regionale utilizzare le informazioni amministrative del sistema per programmare la domanda e l’offerta di servizi sanitari.

10. UN FONDO PER LA NON-AUTOSUFFICIENZA
In Lombardia vi sono circa 330.000 persone non autosufficienti, soprattutto anziane. Continuare a vivere assistiti nel proprio domicilio, con l’aiuto di una badante, o in una residenza sanitaria comporta costi che non tutti si possono permettere e che non sono neppure alla portata dello Stato.
Servirebbe una riforma nazionale per integrare le varie forme di assistenza oggi erogate da Stato, Regioni, Comuni e INPS e aggiungervi ulteriori risorse dei contribuenti.
La Regione Lombardia può anticipare tutto questo istituendo un Fondo Regionale per la non-autosufficienza, alimentato dalle risorse disponibili e da contributi volontari o obbligatori dei cittadini. Altre 10 regioni si sono già messe su questa strada. Una forma di assicurazione sociale, fondata su un’idea di relazione solidale, che andrebbe gradualmente a coprire le principali spese a carico delle famiglie.

Un pensiero su “10 idee per la sanità

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