La Bobocrazia: il gigantesco intreccio di potere, clientele e amicizie di Maroni

WCENTER 0SMBCDUEDL                Foto di Repertorio  Foto LaPresse politica 23 01 2012  Nella Foto  Roberto Maroni

Foto di Repertorio Foto LaPresse politica 23 01 2012 Nella Foto Roberto Maroni

Il numero 26 de “L’Espresso” del 2 luglio 2015 presenta una grande inchiesta su Roberto Maroni e la sua gigantesca rete di potere, clientele e amicizie che va dall’Expo alle aziende partecipate.

Tutto ha inizio con l’indagine nei confronti del governatore lombardo sulle pressioni per garantire contratti alle sue protette. Ciò proietta lo spettro di un rapido processo, con la mannaia della legge Severino se le accuse venissero confermate. Ma le preoccupazioni quotidiane nascono soprattutto dalle tensioni con gli alleati lombardi, Forza Italia e Ncd, e dai difficili rapporti con Matteo Salvini.

Così Maroni sta serrando i ranghi intorno al suo cerchio magico. La “Bobocrazia”, così la chiama il periodico, è divisa in compartimenti stagni, con cordate separate che rispondono solo al leader, occupando le poltrone chiave, da Expo alla Fiera, dalle Ferrovie Nord alla Sanità. I leghisti che si sono calati nella famosa Roma Ladrona sembrano aver assunto dalla capitale alcuni vizi, a partire dal gusto per la lottizzazione, gestita in base alla fedeltà.

Non più ministro Bobo cerca comunque di conservare la vita romana facendo sbarcare al Pirellone Mara Carluccio e MariaGrazia Paturzo, le due collaboratrici degli interni, illecitamente imposte, stando alla procura, nelle consulenze dell’impero regionale. Con la farsa della giovane Paturzo da imbarcare a tutti i costi nella trasferta giapponese di Expo. Ma la più grande new entry è certamente Maria Criscuolo, boss della Triumph, monopolista dell’organizzazione dei grandi eventi con Bertoldo alla Protezione Civile. Vicina, vicinissima a Bobo Maroni. La Criscuolo organizzerà il lancio del World Expo Tour alla Villa Reale di Monza nel 2013. Il costo è salato: 476 mila euro, saldato a metà da Regione ed Expo spa. Il tutto ovviamente senza gara d’appalto. A Milano ora torna in scena, invece, come consulente per il presidente lombardo “per l’internazionalizzazione in occasione di Expo”: la Triumph diventa rivenditore ufficiale dei biglietti, offre alloggi per le delegazioni e diventa braccio operativo del team di comunicazione per il padiglione della Santa sede.

Bobo, che era il capo dei barbari contro la “meridionalizzazione della Lega” ha compiuto definitivamente il suo salto: ora c’è uno stuolo di sudisti al suo fianco. Al centro dei giochi spicca l’avvocato calabrese Aiello, nel duplice ruolo di difensore di Maroni per il pasticcio delle nomine e di membro del cda di EXPO, dove l’ha imposto proprio il governatore: Expo è infatti la vittima delle presunte pressioni esercitate dal numero uno del Pirellone. La stessa disinvoltura con cui ha insediato Gibelli, anche lui indagato, alla presidenza delle Ferrovie Nord. Non è poi l’unico professionista della casa a fare strada. Carmine Pallino, commercialista e amico di Bobo, venne chiamato nel 2012 per tagliare le spese di gestione del Carroccio, cacciando via i dipendenti della sede di via Bellerio. Prima è stato consulente per il dicastero del Welfare, Inail e Croce Rossa con l’imprimatur dell’allora ministro. Poi una raffica di nomine regionali: revisore dell’agenzia per il marketing territoriale Promos e nel consiglio di vigilanza di ALER. Infine la holding delle infrastrutture Asam e un mese fa sindaco della Fiera di Milano.

Nel dossier dell’ex tesoriere Belsito, Maroni veniva accusato di favorire i suoi amici, “piazzati dal moralizzatore della nuova Lega in ASL e ministeri senza averne alcun titolo”. L’elenco è molto lungo: Giuseppe Bonomi, segretario generale di Palazzo Lombardia; Fabio Rizzi, presidente commissione sanità; Maria Cristina Cantù, amica personale di Bobo e assessore alla famiglia; poi vi sono Carlo Passera, nel cda dell’agenzia regionale per l’ambiente; Ignazio Parrinello, in Finlombarda. E ce ne sarebbero ancora: guarda caso tutti di Varese e provincia.

Però l’inesorabile avanzata delle poltrone di Bobo ha un costo politico. Perché sta allargando il solco con il partito e con Salvini. Tra i due leader non scorre buon sangue, soprattutto nelle spartizioni. Alcuni esempi? A settembre il segretario segnala una lista di docenti universitari da inserire nel pool che dovrà gestire EXPO. Senza risultato. Non va meglio con le ricche consulenze degli assessorati: gli uomini in quota Salvini sono appena due.

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