Il Punto: La democrazia e la dignità politica

In due giorni i greci ci hanno insegnato cos’è la democrazia e cosa vuol dire fare politica non per i propri interessi ma per il bene comune.

La democrazia perché di fronte all’ultimatum dell’Europa la classe dirigente greca ha deciso di ascoltare gli interessi dei cittadini e non ha deciso in base ai propri umori. Se avesse vinto il NO non avrebbero firmato l’intesa e si sarebbero riseduti al tavolo da una posizione più forte, se avesse vinto il SI avrebbero firmato e poi il governo si sarebbe dimesso. Nei momenti cruciali della storia del paese i cittadini devono esprimersi, bisogna farli esprimere! Per questo, in Grecia, si è detto che questo referendum era come quello di 41 anni fa dove, dopo la dittatura dei colonnelli, il popolo fu chiamato a scegliere tra repubblica o monarchia. L’esito poi lo conosciamo tutti.

Fare politica per gli altri dovrebbe essere il compito di ogni ministro, di ogni parlamentare, di ogni figura che si occupa di politica. Varoufakis ha dimostrato proprio questo. Varoufakis ha vinto il suo referendum, perché insieme a Tsipras è colui che più fortemente l’ha voluto. Ma si è dimesso per aiutare Tsipras nei negoziati, visto che il ministro delle finanze era una figura scomoda per i creditori. Questa scelta per noi è risultata molto strana perché, purtroppo, non siamo più abituati alla bella e sana politica. Siamo abituati all’arroganza dei nostri presidenti del consiglio; alla corruzione dei nostri parlamentari o dei consiglieri a vari livelli. Noi non siamo più abituati alla purezza e alla dignità della politica. Ma Varoufakis, con la sua scelta, permette alla Grecia di negoziare senza problemi di sorta e mette nuovamente in difficoltà l’Europa perché ora non ha più scuse: un referendum l’ha messa in ginocchio e le dimissioni l’hanno resa piccolina piccolina.

Perché Varoufakis sicuramente non si è dimenticato il discorso di Pericle agli Ateniesi nel compiere la sua scelta: “Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. […] Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. […] Qui ad Atene noi facciamo così. Io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in sé stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.”

Perché in Grecia fanno così.

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